sabato 24 marzo 2007

Shades and Memories


Era inverno, tra il 1994 e il 1995, primo anno di università a Bologna. Tre ragazze di provincia in una piccola mansarda nel cuore della "dotta". Non dimenticherò mai via Polese, con la sua storia e gli strampalati personaggi che hanno popolato i due anni vissuti in quel buco di monolocale, con un balcone il cui muro era alto due metri. Praticamente una prigione! Tanto che, ad un certo punto, abbiamo avuto la brillante idea di fare un escursione notturna per le vie del centro (...te lo ricordi Gle??) per trovare qualcosa che permettesse anche a noi, come tutto il resto del palazzo, di affacciarci sulla fantastica vita by night della nostra via. E di cose da vedere ce n'erano parecchie!! Che carnevale! Non faccio nomi per rispetto alla privacy, ma all'epoca si potevano ammirare fantastici sgabelli leopardati, veli di tulle variopinti, i vestiti ed i personaggi più originali che avessi mai visto; sicuramente niente di simile si poteva trovare, all'epoca, nella monotona vita della mia nativa San Beach. Li ricordo tutti e li ricordo con malinconia, vorrei poter tornare indietro anche solo un giorno per passare una delle nostre tipiche "serate in balcone", per provare ancora la sensazione della libertà appena assaporata.
Ma facciamo un passo indietro....come stavo per dire io e Gle, stufe della monotonia delle sere d'inverno, in cui non si usciva perchè la mattina seguente ci dovevamo svegliare prestissimo per andare a lezione...(ahahahahahahahaha........ok, questo l'ho scritto solo per far ridere chi sa)...avevamo fatto un'attenta analisi di ciò che il quartiere offriva, di sua spontanea volontà ovviamente. Buttano cose allucinanti a Bologna!!!! Mobili di ogni genere, materassi, elettrodomestici, tutto in buone condizioni e soprattutto a disposizione di chi ne abbia bisogno, vicino ai bidoni della spazzatura, anzi del RUSCO. C'ho messo un pò per capire cosa cavolo fosse stò rusco: se sei una ragazzina di 20 anni (...una ragazzina di vent'anni dei mei tempi naturalmente!) e sai che vieni dal sud, ti vergogni a dire che non capisci qualcosa, nell'ingenua convinzione che "questi del nord" parlino un italiano più forbito. Poi con gli anni ho capito che a Bo hanno un loro peculiare vocabolario, inventato apposta per loro, a cui mi sono sinceramente affezionata tanto che, ogni volta che sento uno di questi simpatici termini, mi sento a casa. Beh, dopo ore di vagabondaggio nella notte senza stelle della grande città, tra tutte le interessantissime cose lasciate da generosi bolognesi , finalmente ci appare una visione: lo scheletro in ferro di un tavolo, lasciato così al caso, davanti ad un negozio in ristrutturazione.

-"Ma secondo te è qui perchè lo buttano?"

-"Credo di sì. Che ci fanno? E' solo lo scheletro, non ha il piano."

-"E noi che cavolo ci facciamo?? Se non ha il piano non possiamo salirci sopra..."

-"Che scii stupida??? Certo che ce l'abbiamo un piano! La tavola di compensato che abbiamo trovato l'altra sera, secondo me è precisa..."

-"BUONA IDEA!!! Dai andiamo...."

-"Cazzo se pesa! (...scusate il francesismo, ma era di ferro ed era lungo almeno un metro e mezzo...pesava veramente...)"

-"Ce la dobbiamo fare, vedrai che sarà utilissimo e poi quando sarà più caldo possiamo usarlo per fare cena in balcone!"

-"Infatti...."

Insomma abbiamo trascinato quel coso da via marconi fino a via polese e poi su, fino al quarto piano!
Facendo un rumore infernale e beccandoci gli insulti degli altri inquilini del palazzo (...sai che novità!! E pensare che eravamo anche compaesani!!! Strana San Beach!...)

Ma il bello di Bo è che puoi fare ciò che vuoi, o almeno, all'epoca, noi avevamo la sensazione che fosse così; ci confondevamo nella mischia, affascinate e un pò impaurite dai secoli di storia che ci circondavano.
Ma in quell'occasione, in quella sera d'inverno, il nostro movente era un altro: ci serviva di brutto quel tavolo! Dovevamo assolutamente procurarci un "gradino sul mondo".
Il compensato già in dotazione era circa il doppio, ma meglio troppo che poco. Non abbiamo mai cenato fuori perchè il tavolo, in realtà, era troppo alto e troppo ingombrante....occupava quasi l'intero buco luce.

Però, grazie alla nostra audacia, avevamo un punto di vista sul simpatico e divertente palcoscenico della nostra via.

E quando non avevamo voglia di guardare, ci sedevamo sul legno a chiacchierare e ad ascoltare.....




...Cos’è quell’ombra che si muove nella notte, lasciando la sua scia sull’asfalto affollato da ciò che il popolo gli ha regalato al suo passaggio?
Ma l’ombra svanisce e ritorna il vuoto, l’allucinazione perversa dell’infinito oltre quelle mura; c’è gente ma io non li vedo, percepisco le loro fragranze, ma non hanno scie, non sono comete né stelle cadenti.
Il vento ha chiamato il silenzio, ma di nuovo è la pioggia che riprende la rappresentazione, e danzano gli spiriti della notte, ma leggeri, senza lasciare orme e domani nessuno si accorgerà del loro passaggio.
Stanno gridando, ma io non sento, il vento è ostile e ha rubato le parole. Mi salutano tristi e se ne vanno...


Saturday, 24th March 2007

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