mercoledì 11 aprile 2007

L' ESTRANEA


Il rosso del tramonto stava sfumando lasciandosi vincere dal blu intenso della sera quando entrai nella stanza; un lieve chiarore filtrava attraverso le tende.
Ricordo solo di aver sentito una presenza, di aver alzato lo sguardo…e lei era lì, immobile, di fronte a me, fissandomi come se mi stesse studiando già da ore.
Non avevo idea di chi fosse quella donna dallo sguardo assente e penetrante, ma, allo stesso tempo, alcuni tratti del suo viso sembravano familiari.
La luce della stanza non era molta, così, nella penombra, avevo la sensazione di poterla osservare senza vergogna.
Lei continuava a guardarmi, come se sapesse perfettamente quali pensieri scivolavano nella mia mente.
Chi era quella ragazza? Nei suoi occhi scuri si alternavano scene di un’esistenza confusa, come se la sua vita gli appartenesse solo in parte; nelle profondità delle sfumature brune, c’erano tracce di una sofferenza mai soffocata.
La dolcezza del suo sguardo brillava nel velo di lacrime che, a tratti, scendeva a coprirne la nudità. I margini degli occhi si inclinavano leggermente nella consapevolezza della mia presenza e la tenerezza lasciava posto all’altezzosità di chi sa di potersi nascondere e dire solo ciò che vuole.
Imperscrutabile, impossibile capire dove fosse la fine di quel tunnel sempre più buio; era impressionante come riuscisse ad escludermi e farmi partecipe della sua mente senza scomporsi.

…time is tickin’… slowly…can you understand the floatin’ voices in your mind?

Piccole indicazioni di un labirinto pieno di vicoli improbabili, in cui mi sembrava di incontrare una persona e mille allo stesso tempo.
L’estranea mi stava aprendo uno spiraglio inaspettato: finalmente ecco un sospiro di verità.
Il suo mondo era precario ed evanescente e lei vagava come un fantasma che si rende visibile solo a tratti, cercando di imparare a vivere nella confusione di una realtà di cui, non sempre, si sentiva parte integrante.
Ora che iniziavo ad addentrarmi nei vicoli della sua anima, mi resi conto che aveva cambiato espressione.
Il suo viso doveva essere attentamente osservato perché i particolari del mosaico sembravano richiamare mondi diversi; non era facile capire il punto esatto da cui filtrava la manifestazione visibile del suo intimo essere.
Solo lo sguardo lasciava trasparire una costante malinconia; anche quando l’estranea si lasciava andare ad un timido sorriso, il luccichio degli occhi tradiva la scia di sentimenti contrastanti che, probabilmente, tormentavano la sua anima.

…come on… look at me…close your eyes… and look!…Can’t you see?...

Uno strano miscuglio di pacata serenità e inquietudine; e la sensazione che, per quanto la osservassi, non sarei mai riuscita a carpirne fino in fondo l’essenza.
Avrei voluto chiederle di raccontarmi qualcosa, un solo, singolo episodio della sua vita. Avrei voluto sentire la sua voce, ma nessun suono usciva dalla mia bocca mentre, freneticamente, costruivo frasi ipotetiche con cui renderla partecipe, nella speranza che facesse lo stesso con me.
Ma perché mi incuriosiva tanto quella strana presenza apparsa dal nulla?
Quasi senza accorgermene, alzai lo sguardo e lei mi stava fissando: la bocca leggermente curvata in un sorriso timido e sarcastico allo stesso tempo e gli occhi luccicanti di vittoria.

…how I love the scent of the emotion… it sounds like the seventh note…

Aveva capito. Aveva indovinato i miei pensieri: lei riusciva ad entrare nella mia mente senza scomporsi, mentre io stavo lottando accanitamente con il suo sguardo per carpirle almeno uno dei suoi segreti.
Chi era quella ragazza e perché mi teneva incollata a lei come se fosse di vitale importanza riuscire a trovare un punto di contatto?
Ero stanca e avvilita e avevo la strana sensazione che, forse, non volevo realmente sapere chi fosse. Mi stava togliendo le forze e strani pensieri si confondevano nella mia mente.
Le mie paure, i sogni, la tristezza e la felicità spingevano prepotentemente contro la superficie della mia anima, come se la presenza dell’estranea stesse cercando di denudarmi della mia protezione.
Mentre le emozioni combattevano dentro di me, vidi un leggerissimo bagliore blu nell’oscurità di quello sguardo, e come se il mio corpo fosse trasportato improvvisamente in un’altra dimensione, per una frazione di secondo, provai la sensazione di trovarmi in un’altro luogo.

...is that true? How deep the tension…it must be the seventh note…

Sconosciuto e irreale, in cui i contorni delle cose sfumavano, perdendosi in uno scenario in cui tutto aveva la strana consistenza del mondo onirico.
Ma in quella nebbia variopinta, le mie sensazioni si fecero improvvisamente più forti, sempre di più, fino a travolgermi ed ubriacarmi.
Ero felice.
Una felicità mai provata perché irreale: una proiezione di tutti i miei desideri profondi.
I desideri di tutta la mia vita si erano incontrati in quella strana dimensione e si incastravano costruendo, in pochi attimi, tutto ciò che non avrei mai potuto vivere.
Era dunque quello il suo mondo? Possibile poter fuggire, di tanto in tanto, verso un’esistenza parallela, per colmare le lacune di quella che ci è stata imposta dal caso, dalla vita?
Lo scenario che avevo di fronte era affascinante: splendente e buio allo stesso tempo.

...and I will be the queen of nothing…everything is vanishin’ but me…

Ogni oggetto, ogni personaggio di quella dimensione, sembrava così vero, così familiare; ma quando provavo ad avvicinarmi, i contorni iniziavano una lenta metamorfosi.
Tutto si scioglieva con delicatezza, come i colori di un quadro appena dipinto sotto una pioggia di primavera.
E dopo la pioggia, solo una sensazione rimaneva viva: i profumi, gli odori si facevano intensi lasciandomi l’unico ricordo sensibile di ciò che i miei occhi non riuscivano più a vedere.
Un vento leggero mi accarezzava bruciandomi leggermente il viso, carico di salsedine si avvinghiava a me confondendo i miei sensi sconvolti.
Ai profumi si aggiungeva l’eco di voci lontane: suoni e profumi erano ciò che rimaneva della mia visione, ma ancora intensamente presenti nell’improbabile miraggio in cui mi ero persa.
Poi, al culmine della percezione… un bagliore blu.
Di nuovo ero nella stanza e lei, l’estranea, mi guardava e i suoi occhi erano pieni di lacrime, come i miei.
All’improvviso la consapevolezza della comprensione.
L’estranea mi aveva permesso di vedere attraverso la sua anima, e affacciandomi nei contorti vicoli di quel mondo, avevo assaporato la verità gelosamente celata dal sottile e impenetrabile velo dell’apparenza.
Mi sentivo esausta, come se avessi percorso una strada lunga come un viaggio fino all’estremo del mondo.
L’estranea continuava ad osservarmi, gli occhi ancora velati.
Mi allontanai dallo specchio e uscii dalla stanza.

…stay away from this mirror…it shows the truth…






4 commenti:

Anonimo ha detto...

Le descrizioni che fai sembrano veramente quadri a primavera...

Complimenti

Anonimo ha detto...

il finale mi è piaciuto molto...dona intensità a tutto il racconto...viene voglia di rileggerlo...brava Mè!!!

Anonimo ha detto...

ma che racconto e racconto!...questo mi sembra più il capitolo di un romanzo che spero tu abbia già iniziato a scrivere. se non lo hai ancora fatto inizia almeno a pensarci, penso che ne valga la pena!complimenti e grazie per condividere con tutti le tue doti.
raffa

emily forlini ha detto...

...in ritardo...però grazie...