venerdì 8 giugno 2007

LA STRADA VERSO LA CITTA'


Sto camminando da molto tempo, ma non sono ancora arrivata in città.
La città si nasconde dietro la nebbia, creata da uno stregone per occultarla ad occhi estranei.
Mi sono persa. Durante il mio andare, mi sono persa.
Stavo seguendo tracce, indicazioni, ma il sentiero si perdeva in un fitto bosco.
Aspettai due giorni al margine della vegetazione.
La pioggia incessante non smetteva di insinuarsi nei miei pensieri: il dubbio era profondo.
Allora tentai di riportare alla memoria parole di conforto per la mia anima stanca, cercando di trovare motivi per convincere me stessa.
Un viaggio difficile nasconde sempre qualcosa di speciale, seppure solo un’opportunità, una visione in un deserto di sperdute e aride dune. Per questo avevo iniziato a camminare.
Aspettai due giorni ai margini della vegetazione.
Al tramonto del secondo giorno, le nuvole decisero di migrare verso est, consegnando lo scenario ad un timido Sole.
Ripresi il mio cammino, pronta ad inoltrarmi nel cuore della foresta.
C’erano cose meravigliose e molti incantesimi imprigionati nelle radici di secolari alberi, fiori dai colori vividi e foglie di verde intenso; rovi impenetrabili e rampicanti intraprendenti.
Ho vagato molto tempo tra gli spiragli di luce accecante che filtrava tra le folte chiome degli alberi, alternandosi all’oscurità del tetto boschivo.
Dopo tre giorni sono fuori del bosco.
Sto seguendo una nuova strada adesso.
Alla mia destra c’è un fiume: lo seguo badando di non allontanarmi mai dal suo percorso.
Di giorno, quando il Sole pretende di dominare l’aria che mi circonda, mi rifugio sotto il mantello degli alberi che incorniciano la sponda.
Sull’altro lato, qualche abitazione, ma non si vede mai nessuno di giorno.
Nei giardini, per esempio, solo di rado, osservo qualche signora che si occupa distrattamente di fiori ormai appassiti.
Quando scende la sera, solo alcune ombre infrangono la luce silenziosa che filtra dalle finestre.
La strada è sempre silenziosa di notte. Una leggera ma costante nebbia sfuma la luce dei lampioni che, come lucciole immobili, infrangono la sua monotonia cromatica.
La via che sto percorrendo verso la città, è sempre triste, non incontro viandanti cui poter chiedere consiglio.
Perché mai un passante dovrebbe parlare con me?
Ho sentito che, nella città, nessuno mi dirà nulla, nessuno mi darà indicazioni perché nessuno sa della mia esistenza.
Lo stregone non ha raccontato nulla di me e del viaggio insieme.
Sono due settimane che seguo il corso del fiume.
Ogni tanto lui compare dal nulla e m’invita a fermarmi.
Vuole parlare con me, seduti ai margini della foresta, ma a me non piace quel confine oscuro, dove fa freddo e non c’è luce.
Io continuo il mio cammino e lo stregone se ne va indignato, non prima di aver inciso sull’asfalto, davanti a me, un’improbabile bugia.
Continuo a camminare seguendo il corso del fiume.
Quando scende il tramonto, mi siedo lungo l’argine e osservo il movimento dell’acqua.
Vorrei vedere una nave attraversare il fiume, ma non succederà fino a quando sarò arrivata a destinazione: qui non ci sono navi.
La città ormai è vicina. Mi mancherà un po’ questa strada e la nebbia che ne confonde i confini.
Mi mancherà la luce tenue dei lampioni che si alterna giornalmente a quella del Sole.
Non so per quanto tempo mi fermerò in città, non molto credo.
Guarderò le case rincorrersi per le vie e fermarsi di colpo in file composte e seguirò le strade fino a che l’asfalto sfumerà nella breccia leggera.
Si racconta che nella città ci sia un luogo solitario, nascosto nella nuda roccia, da cui si può osservare un punto particolare del mare.
Pur nella quiete dei venti, succede che l’acqua, all’improvviso, diventi inquieta, finché le onde iniziano a dispiegarsi come lunghe ali.
Molti se ne vanno dopo un po’, non riuscendo a capire e annoiati dal lento e monotono ondulare.
Chi è rimasto fino al tramonto, sostiene di aver visto una nave all’orizzonte, un antico veliero che si cullava placidamente sulla superficie del mare.
Nel suo lento andare, turbava lievemente il sonno del mare inducendolo ad una smorfia di risentimento.
Per questo sono partita: un viaggio speciale per vedere, almeno una volta, la magia dello stregone.
Secondo la leggenda, nessuno conosce il nome del porto in cui trova rifugio, perché neanche la nave lo ricorda più. Vaga nel mare cercando di ritrovare la via.
Mi muovo verso la città per raggiungere un luogo solitario di cui non conosco il nome.
Cammino seguendo il corso di un fiume, mi muovo verso la città.
La strada è sempre silenziosa di notte. Una leggera ma costante nebbia sfuma la luce dei lampioni che, come lucciole immobili, infrangono la sua monotonia cromatica.
*
foto di Alessio Castaldo

4 commenti:

Anonimo ha detto...

il tuo racconto mi ha emozionato.... brava

emily forlini ha detto...

grazie per aver lasciato un segno...chiunque tu sia...

Anonimo ha detto...

necessita di verificare:)

Anonimo ha detto...

La ringrazio per Blog intiresny