domenica 15 giugno 2008

Formica e la prima frase


Formica apre piano la porta, sul pavimento lettere ammucchiate durante la sua assenza. Le raccoglie e le appoggia sulla scrivania. Torna indietro per chiudere la porta, apre le finestre e lascia entrare quell'alito di vento fresco di un estate che si attarda, per rimanere più a lungo quando le spiagge saranno deserte. Formica è contenta di questo. Odia gli ombrelloni ammassati che disturbano la calma ondulata della spiaggia e odia le grida e le voci che coprono il rumore delle onde che arrivano schiumose sulla riva.

Appoggia la valigia in camera e torna alla sua scrivania. Legge le lettere e sorride. Ora è tornata, diversa, cambiata. Con una sensazione di calma mai provata in quell'angolino nascosto della sua anima in cui le tempeste si susseguivano senza tregua. Ora ha nuove parole da scrivere e se anche fossero le ultime, le scriverà per non perderle.

Bisogna vivere per poter scrivere. Formica si è dedicata a vivere in questo periodo. Una pagina nuova, tutta vuota da scrivere e l'attacco è sempre la cosa più difficile. Poi le parole vengono da sole, anche troppo velocemente, quasi a sfuggire. Fa un po' paura vedere quella pagina completamente bianca e pensare di doverla riempire, ma una pagina senza parole non ha senso, non esiste.
La prima frase, l'inizio di tutto, è difficile e torni indietro per cambiarla ogni volta. La prima frase è quella che modifichi ad ogni lettura e non sei mai sicura che sia scritta bene. Troppo fredda o troppo profonda? Troppo lunga o troppo scarna? E cancelli ogni volta mentre le linee e gli asterischi si sovrappongono in un caos malinconico. Riponi il foglio in un cassetto aspettando il momento giusto per continuare a scrivere, l'ispirazione che forse non arriverà perchè quel racconto non era destinato ad uscire dal nulla per diventare parole da sussurrare all'orecchio e da ripercorrere con la fantasia nelle notti insonni. Ma il pensiero di quella pagina si aggrappa a quelli della sera, perchè sai che tra gli scarabocchi c'è l'inizio, quello vero, quello che hai percepito senza ragione. Non può essere sbagliato. Prendi la carta, un po' stropicciata dalle mille cose che hai ammucchiato sopra per non vederla ad ogni apertura e rileggi. Togli le linee, gli asterischi e riscrivi le prime parole, le prime che si erano aggrappate a quel foglio solo con la loro caparbietà e voglia di vivere. Leggi di nuovo. Era quella la frase. La prima frase su una pagina bianca e ti accorgi del colore dell'inchiostro. Ecco cos'è cambiato. Ora è blu, come il mare.

Formica è ammaliata da quel blu trasparente, con lucciole brillanti che emergono dal profondo, insondabile, impenetrabile e meraviglioso. Persino il rosso del suo orgoglio di insetto sta svanendo ricoprendosi di sfumature color cielo.

Rilegge la prima frase del racconto, la legge sussurrandola piano per non spaventare le parole, per non farle andare via.


"Il mio animo inquieto si placa, quando..."