martedì 30 settembre 2008

Formica e l’inevitabilità di ogni momento


Se avessi avuto un’occasione avrei potuto lasciarla scivolare lentamente lungo le pieghe della mia inebriante immaginazione.
Lontano. Dove la mano non può arrivare ogni volta che vuole. E dove ogni volta qualcosa arriva a rovinare il flusso di emozione.
Formica riflette su quello che succederà a partire da oggi. Mette un fermaglio colorato sul calendario e da qui, dopo l’attesa, infine, si riparte.
Un viaggio senza destinazione. Ci sarà tempo per tutto? Ci sarà modo di soffermarsi ad ascoltare?
Timore. Una paura durata tutta la notte. La paura della scelta che condiziona, la tristezza dell’inevitabilità. Anche stavolta niente è andato come volevo. E adesso cosa succederà? Una discesa, come vorrei una discesa. Una lieve pendenza verso almeno uno dei miei desideri.
Così diceva a se stessa Formica, con gli occhi rivolti al soffitto sbiadito dall’umidità della pioggia instancabile, che da due settimane continuava a sfogarsi contro la terra e l’acqua del mare che ribolliva finemente sotto le sue sfacciate frecce.
Avrebbe voluto parlarne con qualcuno, ma anche per quello era il momento sbagliato, lo sapeva e allora che fare? Avrebbe voluto essere abbracciata, ma purtroppo non era il momento e allora che fare? Decise di rannicchiarsi con le ginocchia vicine al petto, che si muoveva in modo esagerato sotto la spinta dei respiri profondi. Sì, decise che era meglio così, lo sapeva fare, era abituata, lo sapeva che se si fosse concentrata, sarebbe passato e, per un po’, rimasto confinato all’ombra di un ingenuo e spensierato sorriso.
Se almeno ci fosse il sole. Se smettesse di piovere e potessi andare a toccare il sale. Rimango qui e aspetto. Poi farò qualche telefonata. Avrò fatto la scelta giusta? Non ci devo pensare, tanto non potevo fare altro. Forse dovevo partire, forse dovevo andare via. Per sempre stavolta. E poi? Non potevo farlo, non era il momento giusto. Una settimana prima sì, quello sarebbe stato il momento giusto e poi…tutto è cambiato di nuovo. E cambierà ancora, lo so. E allora sarò ancora in tempo per fare le valigie?
Formica strinse un’altro po’ le braccia intorno alle gambe, aveva freddo, quando pensava le sembrava sempre di avere molto freddo.
Il giorno dopo tutto era confuso come un ricordo e fece fatica a ricordare se fosse un sogno o la realtà. Una strana agitazione le si attaccò improvvisamente allo stomaco, dentro, in un punto profondo che forse neanche esiste. Si alzò dal letto e si trascinò svogliata verso la finestra, pronta allo spettacolo della terra scurita dalla pioggia e dell’asfalto che rifletteva le luci dei lampioni ancora accesi. Chiuse gli occhi per un attimo assalita dalla luce, tanta luce. Il cielo era azzurro e l’aria aveva quello strano odore di erba asciugata al sole. Respirò profondamente e si sentì leggera, tutto sembrava meno offuscato e la mail che arrivò lo stesso giorno sapeva di novità, sapeva di cambiamento.
Formica era di nuovo in viaggio. Ancora un mese e poi la monotonia che iniziava ad incalzare sarebbe di nuovo scomparsa e il suo animo inquieto si placò. Avrebbe voluto chiamare Riù per dirglielo, ma non era il momento giusto. Era anche quella una soluzione infondo, non era quella che sperava ma un’avventura è sempre una inevitabile emozione.
Si passò la mano tra i capelli spostandoli un po’ indietro, come faceva ogni volta che s'intristiva improvvisamente, ma quella era una giornata di sole e non c’era posto per nessuna malinconia.