mercoledì 27 giugno 2007

Le avventure dell'allegra e spensierata Mè

NOOOOO!! LE CHIAVI!!!!!!


Mè si sveglia di malumore.
Cosa fare per salvare una giornata che si prospetta disastrosa?
-Ci vuole un gesto eroico-pensa Mè, - qualcosa che stanchi il corpo e tolga anche alla mente la forza di elaborare cazzate. Un bel giro in bici!! Ecco che ci vuole!!-
Lungomare, pista sul mare fino a Cupra, poi, al ritorno, bagno rinfrescante vicino agli scogli della prima spiaggia (non per tuffarsi dagli scogli perchè l'allegra e spensierata Mè non sa nuotare...).
Mè si sorprende molto per la facilità con cui trova la soluzione! Ed è così presa dall'autostima momentanea, che non prende in considerazione l'eventualità che qualcosa possa andare storto.
Mè inizia la sua passeggiata e decide di chiamarla "Body and Soul Healthy Ride" (la pensa in inglese perchè suona meno idiota).
Fa caldissimo, un caldo atroce, ma non è un problema! Tanto Mè farà un bel bagno rinfrescante e sarà a casa prima che il sole inizi e fare il suo lavoro sul serio. Che furba!!
Cupra, poi indietro fino a metà pista, per fermarsi, finalmente, nel suo angolino di spiaggia preferito.
Scende dalla bici e prende la catena per chiudere. Prima di agganciare il lucchetto si guarda intorno con aria sognante - E' proprio bello qui! -.
Ma nel momento stesso in cui il lucchetto fa CLICK, una terribile ombra oscura la sua mente. La terribile ha un nome: SFIGA.
"Nooooooooo! Cazzooooooooo! Le chiaviiiiiiiiiiii!!! Dove sono le chiavi???!!!"
Le chiavi della bici di Mè sono sempre nel cestino, insieme al lucchetto! Mai in borsa quando è aperto! O rimarrebbero lì tra un cambio e l'altro...
Ma dove saranno mai finite???
Mè vuota il contenuto della borsa mare in mezzo alla strada...NIENTE.
TELEFONA (menomale... il cellulare c'è)
"Eèèèè, sono in bici a Cupra, ho chiuso ma mi sono accorta di non avere le chiavi. Chiamo mamma e le dico di cercarle. Me le porti quando torni a casa? Arrivo a piedi fino al pontino."
ALTRA TELEFONATA
"Mamma...devi assolutamente cercarmi le chiavi del lucchetto...sono bloccata a Cupra. Vedi nella borsa nera...sotto...boh non lo so....vedi insomma..."
"Ehmmm...veramente, forse le ho io...."
"Come??"
"Ah...sì...infatti sono proprio nella mia borsa..."
"Brava! Complimenti vivissimi!!...beh almeno non sono io la rimbambita..."
"Senti...quando torni a casa...se..."per caso" passi davanti ad un alimentari...compri le mozzarelle?!"
"Che cosaaaaa??!!"
"Niente...ciao..."
Le chiavi arrivano all'1:30, quando Mè è già ustionata a puntino...poverà Mè, con la carnagione svedese e neanche un rametto di palma per farle ombra!
Mè deve arrivare a piedi al pontino. Mè deve tornare indietro dal pontino. Mè riprende le sue cose. La crema solare si apre e si distribuisce un pò qua e un pò là, sull'asciugamano...
Mè sale sulla sua bici, la sella è arroventata...Mè teme per la sue virtù...(!!!!)
Mè riparte, la pedalata è lunga fino a Broken Bridge. Che bella idea arrivare fino a Cupra!!!
Mentre torna a casa, capisce che il Sole è veramente un gran lavoratore...cazzo se scotta!...
Mè si scusa con gli eventuali lettori per i vari francesismi.
Mè arriva a casa alle 2:30. E' ustionata, ma solo nelle zone non coperte dai vestiti...farà un figurone stasera, con l'abbronzatura modello "muratore".
Che bella idea la "Body and Soul Healthy Ride"!!!!

domenica 24 giugno 2007

Publicato su Artevizi il mio articolo


Shakespeare e Cervantes: History of Cardenio
Nella letteratura, così come in ogni espressione artistica, accade spesso che menti geniali siano ignorate o le loro opere dimenticate in remoti angoli del ricordo e della fantasia.
Qualcosa di simile è avvenuto per un’opera di uno dei più grandi scrittori della tradizione letteraria mondiale: William Shakespeare (1564-1616), massimo esponente del teatro elisabettiano, nel suo momento di maggior splendore artistico e popolare.
Un ritrovamento eccezionale della “Royal Shakespeare Company”: un dramma scritto dal “Bardo” nel 1612, con la collaborazione di John Fletcher, intitolato Storia di Cardenio e ispirato ad un personaggio del Don Chisciotte, opera maggiore del grande scrittore spagnolo Miguel de Cervantes (1547-1616).
Il ritrovamento, dopo più di quattrocento anni di oblio, ha del sorprendente e una punta di scetticismo tra gli esperti mette in dubbio la reale autenticità del manoscritto.
Certo è che l’opera sia esistita veramente.
Secondo le fonti, nello “Stationer Register”, in cui venivano depositati i titoli delle opere dei drammaturghi inglesi dell’epoca, compare appunto The History of Cardenio, firmato Shakespeare e Fletcher.
Plausibile anche l’ispirazione al capolavoro spagnolo, data la molteplicità di fonti cui Shakespeare attingeva per le sue opere.
I due scrittori furono, inoltre, contemporanei ed il Chisciotte arrivò in Inghilterra, tradotto da John Shelton, nel 1612, sette anni dopo la pubblicazione del primo volume in Spagna.
Si suppone che il dramma sia stato rappresentato almeno due volte al Globe Theatre di Londra, nel 1613.
Nello stesso anno, un incendio distrugge completamente il teatro. Vanno così perduti molti manoscritti originali del “Bardo” e anche del “Cardenio” si perde ogni traccia.
Non è strano che, all’epoca, opere di alta magnificenza siano andate perdute, se si pensa anche alla scarsa considerazione delle stesse al di fuori delle rappresentazioni sceniche.
Ai testi teatrali, infatti, non era riconosciuta dignità letteraria: importanza e pubblicazione erano legate al successo sulla scena.
Il recupero alla storia letteraria delle opere di Shakespeare, si deve ai suoi colleghi Heminges e Condell che, nel 1623, curarono l’edizione del First Folio, antologia che raccoglie trentasei scritti originali.
Nella raccolta, il “Cardenio” non viene citato, ma nel 1728 tracce della sua esistenza vengono di nuovo alla luce: il drammaturgo Lewis Theobald pubblica Double Falshood, definendolo un adattamento del “Cardenio” di Shakespeare.
Dopo mesi di ricerche, il direttore della Royal Shakespeare Company, Gragory Doran, ha affermato che le prove dell’autenticità del manoscritto sono pressoché sicure.
Confrontandolo con la prima edizione inglese del “Chisciotte”, sono stati riscontrati monologhi quasi identici, una caratteristica ricorrente dell’opera Shakespeariana, che spesso riporta letteralmente i dialoghi delle fonti.
Un mistero affascinante, per la cui soluzione, gli appassionati dovranno aspettare il 2009, data prevista per la nuova messa in scena, a Londra, della Storia di Cardenio, in una produzione ispano-britannica.
Omaggio dunque a due grandi della letteratura, che rivivono in un comune sogno, così come il mondo onirico e le sue allucinazioni furono parte integrante dei loro capolavori.


lunedì 18 giugno 2007

Guarda


Ora che tutto si dilegua verso ovest,
schiacciami con la tua crudele violenza,
assopisci tutte le trame della tua latente volontà
e privati del rosso che si nasconde nel tramonto.

E non guardare, debole creatura che uccide senza pietà.

Allontanati dal bordo della scogliera,
se hai paura vattene da questi luoghi oscuri,
porta con te la tua densa ipocrisia
e riparati dal sole della tua meravigliosa natura.

E non guardare, debole creatura che ama senza pietà.

Accarezza la mia mente fino a farla sciogliere,
avvolgimi al tuo sinistro piede che avanza lento
portami via dal mare in cui sto annegando
e regalami le parole delle tue distratte mani.

E guarda se puoi, vile creatura che nasconde il suo arcobaleno
.

venerdì 15 giugno 2007

Bologna


… I am just back home…and I already miss it…Bologna.

But every time I go there my memories mix to his voice and, in the old room, I can still see me, stretched out on that bed with the telephone nearby. I love that city, despite I abandoned it, it's always my angle of the world, the shelter from weakness, from the problems and from the monotony of daily life.

And my love grows, when I think about that voice that has filled the old room with its music, the voice of him and the room that waited for him with desire and fear, the room that has never seen him. It seems to me I can still feel that sound and the emotion of my hand, while it slowly grabs the telephone; it seems to me I still hear my voice trembling when his own, reassuring, it softly spreads in my mind.

I have greeted Bologna today, with a pinch of nostalgia. When I lived there, something happened, between me and him, every time I went back home, and now that I live at home, something happens every time I go north.
Tomorrow I will shake the last nostalgia from me and for some time I will be well. Only one month and I'll be there again.

September will be seen.

venerdì 8 giugno 2007

LA STRADA VERSO LA CITTA'


Sto camminando da molto tempo, ma non sono ancora arrivata in città.
La città si nasconde dietro la nebbia, creata da uno stregone per occultarla ad occhi estranei.
Mi sono persa. Durante il mio andare, mi sono persa.
Stavo seguendo tracce, indicazioni, ma il sentiero si perdeva in un fitto bosco.
Aspettai due giorni al margine della vegetazione.
La pioggia incessante non smetteva di insinuarsi nei miei pensieri: il dubbio era profondo.
Allora tentai di riportare alla memoria parole di conforto per la mia anima stanca, cercando di trovare motivi per convincere me stessa.
Un viaggio difficile nasconde sempre qualcosa di speciale, seppure solo un’opportunità, una visione in un deserto di sperdute e aride dune. Per questo avevo iniziato a camminare.
Aspettai due giorni ai margini della vegetazione.
Al tramonto del secondo giorno, le nuvole decisero di migrare verso est, consegnando lo scenario ad un timido Sole.
Ripresi il mio cammino, pronta ad inoltrarmi nel cuore della foresta.
C’erano cose meravigliose e molti incantesimi imprigionati nelle radici di secolari alberi, fiori dai colori vividi e foglie di verde intenso; rovi impenetrabili e rampicanti intraprendenti.
Ho vagato molto tempo tra gli spiragli di luce accecante che filtrava tra le folte chiome degli alberi, alternandosi all’oscurità del tetto boschivo.
Dopo tre giorni sono fuori del bosco.
Sto seguendo una nuova strada adesso.
Alla mia destra c’è un fiume: lo seguo badando di non allontanarmi mai dal suo percorso.
Di giorno, quando il Sole pretende di dominare l’aria che mi circonda, mi rifugio sotto il mantello degli alberi che incorniciano la sponda.
Sull’altro lato, qualche abitazione, ma non si vede mai nessuno di giorno.
Nei giardini, per esempio, solo di rado, osservo qualche signora che si occupa distrattamente di fiori ormai appassiti.
Quando scende la sera, solo alcune ombre infrangono la luce silenziosa che filtra dalle finestre.
La strada è sempre silenziosa di notte. Una leggera ma costante nebbia sfuma la luce dei lampioni che, come lucciole immobili, infrangono la sua monotonia cromatica.
La via che sto percorrendo verso la città, è sempre triste, non incontro viandanti cui poter chiedere consiglio.
Perché mai un passante dovrebbe parlare con me?
Ho sentito che, nella città, nessuno mi dirà nulla, nessuno mi darà indicazioni perché nessuno sa della mia esistenza.
Lo stregone non ha raccontato nulla di me e del viaggio insieme.
Sono due settimane che seguo il corso del fiume.
Ogni tanto lui compare dal nulla e m’invita a fermarmi.
Vuole parlare con me, seduti ai margini della foresta, ma a me non piace quel confine oscuro, dove fa freddo e non c’è luce.
Io continuo il mio cammino e lo stregone se ne va indignato, non prima di aver inciso sull’asfalto, davanti a me, un’improbabile bugia.
Continuo a camminare seguendo il corso del fiume.
Quando scende il tramonto, mi siedo lungo l’argine e osservo il movimento dell’acqua.
Vorrei vedere una nave attraversare il fiume, ma non succederà fino a quando sarò arrivata a destinazione: qui non ci sono navi.
La città ormai è vicina. Mi mancherà un po’ questa strada e la nebbia che ne confonde i confini.
Mi mancherà la luce tenue dei lampioni che si alterna giornalmente a quella del Sole.
Non so per quanto tempo mi fermerò in città, non molto credo.
Guarderò le case rincorrersi per le vie e fermarsi di colpo in file composte e seguirò le strade fino a che l’asfalto sfumerà nella breccia leggera.
Si racconta che nella città ci sia un luogo solitario, nascosto nella nuda roccia, da cui si può osservare un punto particolare del mare.
Pur nella quiete dei venti, succede che l’acqua, all’improvviso, diventi inquieta, finché le onde iniziano a dispiegarsi come lunghe ali.
Molti se ne vanno dopo un po’, non riuscendo a capire e annoiati dal lento e monotono ondulare.
Chi è rimasto fino al tramonto, sostiene di aver visto una nave all’orizzonte, un antico veliero che si cullava placidamente sulla superficie del mare.
Nel suo lento andare, turbava lievemente il sonno del mare inducendolo ad una smorfia di risentimento.
Per questo sono partita: un viaggio speciale per vedere, almeno una volta, la magia dello stregone.
Secondo la leggenda, nessuno conosce il nome del porto in cui trova rifugio, perché neanche la nave lo ricorda più. Vaga nel mare cercando di ritrovare la via.
Mi muovo verso la città per raggiungere un luogo solitario di cui non conosco il nome.
Cammino seguendo il corso di un fiume, mi muovo verso la città.
La strada è sempre silenziosa di notte. Una leggera ma costante nebbia sfuma la luce dei lampioni che, come lucciole immobili, infrangono la sua monotonia cromatica.
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foto di Alessio Castaldo