martedì 31 luglio 2007

Ossessioni

La scrittura che si dissolve lasciandosi morire dentro una pagina incerta, e io che resto a guardare.
Stanca nel continuo riversarsi di parole che mi travolgono, mentre non riesco ad afferrarle per portarle via, in un luogo dove nulla le possa corrodere come roccie di una montagna in decomposizione verso il suo secondo essere.
Il deserto si polverizza in vortici di sabbia bianca che mi nasconde alla vista l'oasi della mia immaginazione.
Le parole che non ho pronunciato e non possono più tornare, affondate in questo tempo che limita la mia concezione dell'essere.
I pensieri inespressi che rimangono archiviati nella stanza chiusa della mia mente e lì sperano di trovare l'oblio, per non essere condannati all'eterno vagare in cerca di una nuova opportunità.
La barriera che s'innalza dentro di me, quando le parole iniziano a scriversi da sole, senza che la mia mano e la penna che brandisco come un'arma ceca abbia volontà alcuna, nella stampa frenetica di lettere che si uniscono senza che io riesca a leggere.
Scrivo per non dimenticare, scrivo per svuotare la mente e liberare i segni che nascono in un luogo indefinito del mio inconscio e poi spingono prepotentemente per conquistare la prova inequivocabile della loro esistenza.

mercoledì 25 luglio 2007

L'OCCHIO E L'ARMONIA


Alessio Castaldo, fotografo e copywriter. Immagini e parole, per comunicare.
Nato il 21 marzo 1972, vive a San Benedetto del Tronto. Il sito web
www.alessiocastaldo.com raccoglie le sue opere fotografiche più significative, divise in quattro sezioni: world, nature, people, curiosity. Ognuna rappresenta un personale viaggio tra le meraviglie che ci circondano.
Il mondo e la vita, le forme e i colori, visti attraverso l’occhio dell’uomo.

L’occhio che osserva estasiato l’evolversi del mondo, a volte frenetico, altre pacato.
Nel momento in cui le tonalità e il flusso degli elementi si sovrappongono, l’occhio ferma il tempo, estraniando un attimo di vita dal suo contesto di naturale movimento.
Tutto è fermo, eppure vive nel particolare delle forme e nella trasparenza dei colori.
L’arte fotografica di Alessio Castaldo cattura istanti di mondo, senza imprigionarli nella realtà statica dell’obbiettivo. Respirano i paesaggi e le persone, continuando la loro esistenza in un’altra dimensione, quella della visione poetica.
Le immagini dei paesaggi colpiscono per la sincerità dei colori. Luminosi e delicati, rappresentano la reale reazione delle cose e della natura ai raggi del Sole.
La nebbia, che frammenta e sfuma le luci per nascondere il rosso bruciato dell’acciaio, (S.Francisco, USA, Golden Bridge).
Il blu del cielo, frastagliato da macchie di luce evase dal manto di nuvole e scintillanti sulla spuma delle onde, (Grottammare, La fine dell’estate).
Il rosso intenso del Sole che, tramontando, si nasconde timido tra le foglie di un albero, (Paxos, Greece, Un tramonto sullo Ionio).
La stabile dignità di un paese aggrappato alla scogliera, (Polignano a mare, Italia, Il Paese sull’Adriatico).
La terra rossa e le sinuose curve di rocce consunte che evocano un passaggio verso il centro della Terra, (Arizona, USA, Antelope Canyon).
Sogni racchiusi con sapienza in una cornice che li preserva dallo scorrere del tempo.
La fotografia che osserva l’uomo, ne ritrae il corpo e il particolare attraverso cui anima ed emozioni si manifestano.
Pochi colori nei ritratti. Una gentile invasione che non turba l’equilibrio, ma lo rende visibile.
La tenerezza di un sorriso conosciuto, (Scene da un matrimonio di provincia).
La profondità immensa negli occhi di una donna, (La profondità di uno sguardo dal Sudamerica).
La messa in scena della commedia della vita, che nasconde e ruba l’individualità, (Maschere in teatro, maschere nella vita)
Alessio Castaldo ci racconta il mondo attraverso il suo occhio, in un vivido connubio di professionalità e sensibilità artistica.
La passione per la fotografia nasce, infatti, come sintesi di amore per il viaggio e curiosità verso la natura e l’uomo.
La particolarità della sua arte è nella capacità di rendere l’immagine reale ed eterea allo stesso tempo, tanto da avvolgere completamente l’osservatore.
Gentilmente catturati all’interno della fotografia, respiriamo l’armonia di un istante di mondo.
Il sito http://www.alessiocastaldo.com/.

giovedì 19 luglio 2007

Like Rain

I saw a wild red land
And it was perfect in everywhere
I saw a full round moon
And she was shining, then felt down soon

And my thoughts are fallin’ down like rain
I feel my hand in dry land filled with silver rain

I found a green ring of smoke
While I was passing someone spoke
I found a ray of sun
And when I touched it became a star

And my thoughts are fallin’ down like rain
I feel hand in dry land filled with silver rain


giovedì 5 luglio 2007

Formica

“Sono stata io a mandarlo via…”
Pensò Formica, mentre camminava insicura sul bordo della scogliera.
“Sono stata io a chiudere la porta…sono io che ho raccolto tutta l’ostinazione che lui mi ha insegnato, e l’ho usata per sigillare l’entrata e lasciarlo fuori.
Questi erano i pensieri di Formica, mentre testava il suo equilibrio ancora precario.
Attenta a non perdere il controllo, quando gli occhi si riempivano di lacrime, offuscando il sottile bordo che l’aiutava a non cadere.
“Stai scappando Formica?”
“No, sto solo andando via”.
“Perché? Non sembri contenta”.
“Puoi dirlo come si deve…sono triste, ma la tristezza fa parte del mio cammino. Io ho solo fatto quello che era necessario”.
Formica pensò un attimo alle sue parole, si fermò e guardò verso est. Vide il mare, nel suo momento di fredda compostezza, nel suo silenzio riverente verso un tramonto che, ancora una volta, non portava nessuna novità.
Si chiese se fosse la cosa giusta da fare.
“A cosa pensi Formica?”
“Credi che io abbia sbagliato?”
“Non posso saperlo. Lui sta male?”
“No”
“Come lo sai?”
“Lo so, certe cose si capiscono”
“Formica…tu sei un po’ testarda, lo sai? Hai guardato bene per vedere se ci fosse qualcuno che ti seguiva?”
“Credimi, non è mai dietro di me, né davanti. Se ne sta nella sua tana e non fa nulla. Mi sembra chiaro”
“Non tutto è bianco o nero”
“Mi ha detto una cosa…è per quello che sono andata via”
“Cosa?”
“Ha detto -jhklòikgb jklig jòoiugk jywlhlogj iliyewg-”
“Ha detto così?”
“Con parole diverse ma il significato era quello”
Iniziava a fare freddo, ma Formica non aveva voglia di tornare a casa. La sua rabbia bruciava tanto che l’avrebbe scaldata per tutto il percorso.
Continuò a camminare lasciandosi dietro piccole ed esili impronte che formavano una linea indecisa e irregolare.
Ogni tanto si fermava a guardare l’acqua che, con l’alzarsi della marea, iniziava un lento ondulare verso la costa.
Formica ripensava spesso alle parole.
Ogni volta che la nostalgia sembrava prendersi gioco di lei, faceva appello al doloroso ricordo e con un po’ di buona volontà, qualcosa nel suo cervello faceva scattare un meccanismo di protezione.
“Che farai Formica?”
“Non so. Credo che per un po’ mi fermerò altrove”
“E se ti senti sola? Cosa farai lontano da tutti?”
“Costruirò una tana profondissima. Mi ci vorrà un bel po’ per ultimarla e quando sarà finita, allora sarò così stanca da poter tornare a casa”
Era arrivata in un punto in cui la roccia, con un’agile evoluzione si srotolava verso il basso fino a distendersi, in modo rude, su un piccolo angolo di spiaggia.
Formica pensò di scendere. Voleva bagnarsi le zampette nell’acqua salata.
“Sai perché vengo sempre a camminare nell’acqua, quando sono triste?”
“No Formica, non me l’hai mai detto”
“Il sale disinfetta le ferite. Brucia tantissimo, quando viene a contatto col sangue. Così ti dimentichi del dolore che sentivi prima”
“Hai mai provato?”
“No. Io non provo dolore”
“Neanche un po’?”
“Io provo compassione, ma il dolore non so che sia”
“Sei fortunato”
“Tu credi? Formica, vorresti…spiegarmi…cos’è il dolore?”
“Beh…non è semplice così…dirlo a parole intendo. Forse potrei dire…che nella maggior parte dei casi il dolore è legato all’amore”
“Allora l’amore è una cosa terribile!”
“Bellissimo e terribile…sì. Complicato.”
“Non capisco Formica. Provi anche dolore fisico quando soffri per amore?”
“Sì. Lo senti qui, tra lo stomaco e il cuore. Lunghe e profonde fitte. L’aria si rifiuta di entrare nei polmoni. Il corpo si piega in due e devi dondolare…”
“Devi dondolare?!”
“Sì…non so perché…ma spesso succede così. Il tuo corpo si piega come se perdesse la posizione originaria e tende a chiudersi su se stesso. Inizi a sentire il bisogno di dondolare…come se il tuo Io cercasse di calmarti… cullandoti”
“L’acqua invece? Quand’è che inizia a scendere giù dagli occhi?”
“Le lacrime…sì. Spengono il fuoco che ti brucia l’anima. Sono salate. Lo sapevi?”
“No. Io non ho mai pianto. Salate come il mare?”
“Più o meno”
“Ecco perché il mare ti consola Formica! Una sconfinata distesa di lacrime. Può spegnere il dolore di ognuno di noi”
Formica restò in silenzio, ripetendo dentro di sé quelle parole. Non aveva mai pensato che il mare potesse essere fatto di lacrime. Eppure lei stessa ne aveva versate molte seduta su quella riva. Rannicchiata in quel angolino di spiaggia. Con la testa nascosta tra le ginocchia piegate.
A volte, dondolando un po’.
Andò a sedersi vicino all’acqua. Le onde erano gentili quella sera. Si accontentavano di accarezzare la sabbia, per poi tornare indietro perdendosi nelle profondità dei sottili granelli bianchi.
Formica si avvicinò fino a bagnarsi un po’. L’acqua era fredda. Sentì un brivido salire velocemente dentro di sé e si sentì come il mare.
Sentì le sue lacrime che si ricongiungevano con l’immensa distesa di pianto.
“Formica, non ti mancherà il mare?”
“Tornerò sempre qui”
“Lo senti ancora?”
“Cosa?”
“Il dolore…ora che sei in acqua…lo senti ancora?”
“Sì, ma fa meno male”
“Cosa fai?”
“Inizio a scavare”
“Qui?”
“Sì. Qui posso scavare la mia tana. Così non dovrò allontanarmi dal mare.
Posso farla profonda e la scogliera la proteggerà dal vento. Quando sarò stanca mi siederò sulla riva per guardare verso est. Se mi ferirò scavando, potrò curarmi con l’acqua salata.
Quando sarò triste mi farò consolare dalle onde. Poi, quando avrò terminato, non sentirò più dolore. Sentirò freddo e tornerò a casa”
“Addio Formica”
“Te ne vai?”
“Sì”
“Non ti stanchi mai di girare e parlare con tutti?”
“Si. Sono sempre stanco…forse…è per questo che non provo dolore. Io vedo le lacrime e il mare che le ruba agli occhi, per alimentare la sua immensa distesa di acqua salata. Giusto?”
Formica sorrise e pensò che fosse giusto.
Si fermò un attimo per contemplare gli ultimi languidi rossori del tramonto e la pacata serenità del mare che diventava un mantello scuro appena ondulato, poi, iniziò a scavare.

lunedì 2 luglio 2007

Una domenica di sole

Mi sveglio tardi e vorrei essere già in spiaggia, ma rimango ancora un po' immersa nei pensieri e immagino come sarà la giornata. Ho voglia di viverla e mi alzo.
Mi infilo il costume lentamente, perchè non deve esserci fredda in questa domenica di sole.
Arrivo in spiaggia; il sole caldissimo mi invita verso est, verso l'acqua e l'orizzonte non definibile.
I ragazzi sono già intenti nella prima fase dei giochi senza frontiere: studiano tattiche, osservano con aria di sfida l'avversario e già pensano a come organizzarsi per il gioco successivo.
Le ragazze sono sulla riva, a cercare sollievo nell'acqua calma del mare.
Parlano e ridono. Qualcuno è tornato dalla città-lavoro per il fine settimana e assapora la delicata carezza dell'ozio. Le ultime ore prima di affrontare di nuovo il viaggio verso nord.
Parlano e ridono, mi salutano da lontano. Sono felici.
La mia prima meta il mare, i saluti e osservo volti che popolano la mia vita. Mi soffermo su qualcuno in particolare e sorrido. Sono serena e cammino verso est.
E' quasi ora di pranzo, abbiamo prenotato per l'1:30 nello chalet accanto alla "nostra" spiaggia, ma i ragazzi stanno facendo i giochi in acqua, dovranno aspettarci ancora un pò.
Il pomeriggio è ancora più lento e rilassato. Siamo tantissimi, siamo sempre tanti e popoliamo la spiaggia con variopinti teli. Siamo intorno agli ombrelloni, siamo in riva a giocare, siamo sul campo da beach. Tutti ridono, la voce di qualcuno risuona per tutta la spiaggia, anche se non si riesce a capire cosa stia dicendo. Uno dei giocatori ha qualcosa da recriminare contro gli avversari, bisticciano e poi si guardano con occhi complici e sinceri di tanti anni di amicizia e ridono. Sono felici.
Il sole si stanca di scaldarci e va a riposarsi dietro il paesino arroccato sulla collina. Parliamo meno, sonnecchiando al fresco vento del tramonto.
Osserviamo l'ultima fase dei giochi. Osserviamo e ridiamo vedendo i ragazzi che si adoperano per costruire la pista di biglie: ci sono curve pericolose, tranelli e ponti insuperabili.
Qualche bimbo osserva estasiato e composto, come un adulto; i ragazzi sono pieni di sabbia e bisticciano tra di loro per la corretta realizzazione dell'opera e sembrano bambini.
Fanno avanti e indietro per portare bottiglie d'acqua salata. Qualcuno arriva con una bottiglia a metà e dice che il mare è finito. Tutti ridono.
Sono quasi le otto e mi avvio verso casa, ma non sono stanca.
Mi aspetta ancora la sera da vivere, magari un giro in centro in bici, una pizza con le amiche ed i campioni dei giochi senza frontiere.
La città è sveglia e si popola di volti sereni che passeggiano distratti, godendosi le ultime ore di riposo, prima che il mondo ricominci a girare.
La notte è fresca e ci fermiamo ancora a chiacchierare.
Sono le 2:00 e arriva Morfeo a dirci che la giornata è finita. E' ora di adagiarsi su un morbido giaciglio e abbandonarsi ai sogni.
Prima di mettermi a letto, sono fuori, in balcone, per guardare un po' la luna piena,. E' grande e luminosa e si vedono gli occhi e la bocca.
Assaporo ancora qualche ricordo della giornata e poi mi lascio vincere dalla notte.