venerdì 31 agosto 2007

Il Significato delle Parole

Oggi rifletto sulle parole che ho visto e sentito.
Lascio che scivolino via come se fossero gocce d'acqua salata che evaporano al primo raggio di Sole, lasciando un'ombra bianca sulla mia pelle.
Oggi mi chiedo quali siano le parole vere, se quelle che ho sentito pronunciare perdono il proprio significato ricomponendosi in un'altra rima, in un luogo diverso e uguale nell'intenzione.
Già altre si erano consumate nel tempo e ne ritrovo di uguali, diverse solo nell'aspetto.
Le onde del mare in subbuglio, nella notte del fuoco che divampa divorando paesaggi a me conosciuti, mi ricordano le parole che si piegano nella spuma e si tuffano nell'acqua scura fino a scomparire.
Gli elicotteri attraversano il cielo bruciato dall'aria acre e, nella corsa contro il tempo, i pensieri del mondo confluiscono in un unico punto, portati dal vento caldo.
L'acqua salata non spegne le parole che si intrecciano nella mente, pungendo in modo impertinente il centro del mio essere.
Un fiore bruciato si sgretola nella mia mano. Lo stesso fiore regalato a due mani diverse e distanti che si sgretola diventando polvere insignificante e piena di significati nascosti.
Dalla collina si vedono le fiamme innalzarsi al cielo per ribadire la propria potenza e sento il crepitio del legno che muore, divorato dal rosso calore e penso alla carta che accoglie parole che non hanno più significato.
La notte si ammorbidisce e l'acqua che mi avvolge sotto la luce della luna lava via i segni che mi imprigionano la gola.
C'è musica nell'aria e ballo sulla riva dimenticandomi fiori bruciati e parole e voci che non hanno più significato.
L'odore acre della terra bruciata non arriva più, forse le fiamme si sono assopite.

giovedì 23 agosto 2007

Donne sull'orlo di una crisi di nervi

Stasera pizza al M.G.
Vietata la partecipazione ad individui di sesso o parvenza maschile!
Fuori dalle scatole, ci avete rotto. Basta il calcio, il fantacalcio, la samb, le tette, i culi, le birre ecc… Statevene fra di voi ogni tanto. (?????)
Noi abbiamo bisogno dei nostri spazi. Sciò. Pussa via!
Siamo strane???? Te credo!
Stasera la pizzeria sarà invasa da dieci pazze scatenate, ma quanto siamo gioiose??????? E quanto casino faremo????
Tanto, perché dobbiamo sfogarci. A occhio e croce la metà di noi è in preda a crisi sentimental-esistenziale.
Dopo una settimana di isterismi, si esce allo scoperto e quello che succede succede.
Questo è il prezzo da pagare per avere un cervello.
Se non ce l’hai è tutto più facile. Tutte le persone con un QI basso stanno bene, se la ridono e vivono leggere.
Tutte le persone che almeno una volta nella vita, si sono poste un problema che non fosse decidere il colore dello smalto, barcollano in cerca di equilibrio.
Chi si mette in discussione ne paga le conseguenze.
Come si fa a scegliere i compromessi adeguati?
Soprattutto è giusto accontentarsi o è lecito almeno sperare e provare a trovare quello che veramente si desidera?
Io voto la seconda che ho scritto.
Meglio una sconfitta che un rimpianto.
Ciao.

domenica 19 agosto 2007

Formica e la Pioggia



Formica era intenta nel perfezionare i lavori della sua tana, quando un soffio di vento fresco le sfiorò delicatamente le spalle.
Portava con sé l’odore del mare e della terra arsa dal laborioso Sole del mese appena passato.
Curiosa, uscì dalla tana stiracchiandosi. Aveva voglia di fare una passeggiata lungo la riva.
Tutto era colorato di blu intenso e sopra la superficie del mare in subbuglio, le nuvole, gonfie di pioggia, giocavano a buttarsi e avvinghiarsi l’una all’altra.
Formica si sedette sullo scoglio del sole e si mise ad osservare incuriosita l’affaccendarsi degli elementi per l’imminente cambio di scenografia.
Il vento finì di recitare il suo monologo e un sipario indaco scese sul mare.
Le palme smisero di suonare il loro fruscio per il solo del mare, la cui melodia cantava a due voci per moto contrario.
E poi…
Un tintinnio di gocce timide in crescendo sul viso di Formica e lei si lascia bagnare dalla pioggia, perché sente scivolare via ogni ombra di tristezza.
Sorride e i suoi pensieri sono solo ali che s’infrangono senza dolore sul manto di pioggia e scendono, oscillando, a sfiorare la superficie del mare.
Le sue ali la portano fino al punto in cui può vedere, finalmente vedere.
Formica sorride, mentre il temporale incalza con la forza di mille tamburi, e vola verso la costa che mille volte ha visitato nei suoi sogni.
Chissà se anche lì c’è uno scoglio del Sole.

lunedì 13 agosto 2007

La carovana

Mentre il vento si contorce vizioso sulla superficie del mare, la nuda roccia si prepara ad accogliere la sua sferzata.
Nessuna resistenza, nessuna battaglia, nessuna paura.
Acqua e vento insieme avvinghiati si dividono sulla barriera, per poi riunirsi, felici della loro acrobazia.
Una musica lontana scandisce il ritmo dell'esibizione e si avvicina con la carovana in fila ordinata verso un altro paese.
Allegri si muovono i carri, cigolando sulla strada brulla che incornicia il mare e la scogliera.
Un bimbo dal viso scuro e gli occhi ancora velati dal recente sogno, si sporge dalla finestrina del carro rosso e guarda divertito il mare che si prodiga ad emulare il loro stesso mestiere.
La carovana si ferma . Acrobati e mangiafuoco, ballerine e clown, tutti scendono dai loro carri e si siedono in fila sul bordo della strada e osservano estasiati, oggi spettatori del loro stesso incanto.
Poi il vento si calma e le onde si piegano elegantemente in un ultimo inchino.
La carovana applaude animatamente, tutti si alzano in piedi e dopo un ultimo silenzioso sguardo verso l'orizzonte, rientrano in casa, felici.
Il villaggio ambulante riprende il suo viaggio, stasera toccherà a loro esibirsi.

domenica 5 agosto 2007

II° CAPITOLO

HELLHOUND ON MY TRAIL: IL DIAVOLO NELLA STORIA

I got to keep movin’
I’ve got to keep movin’
blues fallin’ down like hail
blues fallin’ down like hail
And the days keeps on worryin’ me
there’s a hellhound on my trail
hellhound on my trail
hellhound on my trail

R.J., “Hellhound On My Trail”


Chiunque sia il “cerbero”che insegue Robert, sicuramente incarna il pericolo di fronte al quale l’uomo deve fuggire prima possibile, la paura ci avvisa che qualcosa sta per accadere, l’imponderabile di fronte al quale l’unica soluzione è la fuga.
Nell’immaginario comune il pericolo tende spontaneamente ad identificarsi con il Male, e se di Male dobbiamo parlare, il primo riferimento ci porta verso Colui che di questo concetto è stato investito come se ne fosse creatore e signore assoluto: il Diavolo.
In realtà la storia di “questo personaggio” temuto e ammirato con fama altalenante, è un miscuglio di tante tradizioni che, nel tempo, si sono più o meno influenzate a vicenda.
Per capire dove e quando nasce la figura, dobbiamo volgere l’attenzione ai primordi della storia dell’umanità, quando si riteneva che disastri naturali, quali tempeste, siccità, alluvioni ecc…dipendessero dagli Dei, entità dal comportamento bizzarro e imprevedibile da cui dipendono non solo gli eventi negativi, ma anche quelli positivi dell’esistenza.
Sin dagli albori della sua storia, l’uomo ha tentato di fornire dette divinità di connotazioni umane riproducendole in simulacri; furono onorati ed adornati all’interno di templi e luoghi di culto costruiti per garantirsene la benevolenza ed evitarne la collera.

This world of ours is a world of opposites. There is light and shade, there is heat and cold, there is good and evil, there is God and the Devil.
As soon as the thinkers of mankind become aware of the Dualism implied in this interpretation of the world, the tendency is again manifested towards a higher conception, which is a purely monistic view.[1]
La concezione dualistica della natura ha rappresentato una fase imprescindibile nell’evoluzione del pensiero umano.
Le stesse idee riguardo agli spiriti del bene e del male sono rintracciabili nello stadio di evoluzione primordiale di tutti i popoli della Terra.
Ogni società sviluppa, simultaneamente, una tendenza a considerare il “principio di unità” come punto ideale di convergenza di ogni fenomeno della vita, secondo una concezione filosofico-religiosa denominata Monismo; ogni elemento, sia esso immanente che trascendente, si risolve nell’unità di un solo principio.
Di conseguenza, mentre la credenza negli spiriti benigni trova la sua unità nella dottrina religiosa monoteistica, in cui tutto confluisce nel concetto di un Dio supremo creatore del mondo, quella nei demoni porta alla rivendicazione di una originaria divinità del male, che raccoglie in sé ogni elemento negativo, distruttivo e immorale.
Monoteismo e Monodiabolismo hanno, quindi, origine comune nella tendenza monistica dell’evoluzione della razza umana, e generano, a loro volta, il dualismo bene-male che è altrettanto caratteristico del vissuto religioso-sociale di ogni popolo.
La diatriba tra Bene assoluto e Male assoluto, col passare dei secoli, si carica di svariate simbologie derivanti dalle caratteristiche principali delle varie culture, e assume una valenza differente secondo il grado di priorità attribuito ai concetti religiosi.
Il male, dal suo canto, esercita da sempre un fascino particolare, incarnando il punto estremo della trasgressione, del desiderio del proibito e, in generale, di tutto ciò che si situa di là delle convenzioni sociali.

Symbols are not lies; symbols contain truth. Allegories and parables are not falsehoods; they convey information: moreover, they can be understood by those who are not as yet prepared to receive the plain truth. Thus, when in the progress of science religious symbols are recognised and known in their symbolical nature, this knowledge will not destroy religion but will purify it and will cleanse it from mythology.[2]

Benché ogni cultura antica abbia, all’interno del proprio pantheon delle divinità, due Esseri soprannaturali in contrapposizione tra loro, la concezione che più ci interessa, per capire l’origine dell’idea del diavolo propria del cristianesimo, e di conseguenza dell’uomo bianco in quanto giudice del mondo del blues, ha le sue origini nel periodo compreso tra il VI° ed il IV° secolo a.C., quando la Palestina faceva parte dell’impero Persiano.
Risale proprio a tale epoca l’acquisizione, nell’Ebraismo, del concetto dualistico di Bene e Male da cui deriverà la dottrina cristiana con il suo corollario di Inferno, Diavoli e simili.
All’inizio il male fu identificato come la punizione temporanea di una colpa, percorso espiatorio che conduce verso il Bene, poi acquisì una propria indipendenza come “principio” ed una personificazione cui fu dato il nome di Satana.
Divenne così reale da essere quasi tangibile, una minaccia costante e partecipe della quotidianità di ciascuno, acquisendo un significato sempre più profondo proprio in virtù della sua materializzazione.
La storia del concetto del Diavolo interessa la teologia storica in quanto il Demonio stesso è la storia del suo concetto: Dio, gli angeli ed i demoni in realtà non hanno una storia propria poiché non sono raggiungibili e lo storico ne può solo definire il concetto, l’essenza, legandola a quegli aspetti della vita verificabili empiricamente.
L’eredità dei vari periodi storico-religiosi, arricchita da elementi sacri e profani giunge a noi attraverso la Bibbia ed il Vangelo; nell’ultimo, in special modo, la figura di Satana è ampiamente spiegata e utilizzata per i fini morali dell’opera.
Posta in contrasto con quella di Gesù, diviene il miglior mezzo per accrescere la fama del Figlio di Dio e dei suoi seguaci attraverso la metafora bene-privilegio-paradiso contro male-punizione-inferno.
Diviene un pretesto facilmente giustificabile in quanto privo di verifica empirica, simbolo esclusivamente concettuale, per tanto utilizzabile in diversi canali compreso quello politico-sociale.
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[1] www.sacred-texts.com, The history of Good and Evil as religious ideas, 09/12/2004.
[2] www.sacred-texts.com, The history of Good and Evil as religious ideas, 09/12/2004.
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Tratto da Dealin' with the devil, cultura e religioni africane nel Blues di E. Forlini