domenica 23 dicembre 2007

OPEN BLOG


Domani Formica sarà ospite, con un sogno di natale, sul blog di Andrea http://ilchiacchierario.blogspot.com/che ha ideato questa rassegna chiamata "Open Blog" accogliendo alcuni scrittori in casa sua.

Il racconto di Formica ha l'onore di chiudere l'iniziativa.

Buon Natale a tutti
FORMICA E IL VILLAGGIO

Era un pomeriggio bianco e sottile, il cielo, ovattato e appena dipinto da un acquerello di grigio con riflessi come la notte, sfumava leggero e impalpabile.
La sera della vigilia di Natale.
Formica camminava lungo un sentiero brecciato. Non ricordava esattamente la strada che stava percorrendo, ma considerando la sua memoria a intermittenza, sorrideva all’idea e si lasciava ammaliare dal paesaggio che accompagnava il suo viaggio.
Una pianura imbiancata scivolava in ogni direzione e sulla soffice neve si riflettevano le fioche luci provenienti dai casolari vicini al sentiero. Voci di donne che facevano il bucato sulla riva di un allegro fiumiciattolo, rompevano il torpore dell’imbrunire.
Ad un certo punto il sentiero piegava leggermente ad ovest e nel cielo plumbeo filtrava appena il fuoco del tramonto. Un odore acre di legna bruciata si diffondeva prepotentemente nell’aria e Formica ne seguì la scia, attirata dall’idea di un fuoco scoppiettante. Appena in fondo ad una radura ai piedi della collina, c’erano delle baracche di legno e una decina di uomini si adoperavano tra un grande fuoco e una fila di incudini su cui i colpi ritmati dei martelli risuonavano secchi e decisi. Da un lato c’era un fuocherello più piccolo, acceso sotto una specie di casupola fatta con tronchi di alberi tagliati a metà, lì era stato piazzato un tripode di terracotta che emanava leggeri vapori.
Formica si avvicinò ai fabbri.
«Venga signorina, venga a prendere un bicchiere di questo vino caldo. Con questo freddo ci vuole qualcosa di caldo»
Le offrirono una ciotola di legno con vino caldo speziato. L’aroma le salì fino al naso e poi si inabissò verso il centro del petto, divampando in un dolce fuoco. Altri si sedettero vicino a lei a bere e a scaldarsi. C’era un continuo andare di persone sulla strada di fronte. Uomini e donne con cesti, carretti e greggi al loro seguito.
«Dove va tutta quella gente?»
«Sono giunte delle voci. Si muovono tutti verso una capanna.»
Formica si alzò, ringraziò per la bevanda calda e si rimise in cammino, ancora incerta su quale fosse la sua destinazione. Riprese il sentiero principale su cui confluivano le stradine provenienti dalle case disseminate nella pianura.
La neve sembrava essersi dissolta nel nulla e nonostante l’aria fosse sempre pungente, una rigogliosa vegetazione bassa vestiva il terreno, come un soffice manto e sulla strada non c’era più la ghiaia ma un polveroso stato di trucioli di legno. C’erano diversi greggi al pascolo e qua e là spuntavano ammiccati conigli e maialini rosa. Su un lato della via c’era un piccolo ponte di legno che sovrastava uno stagno argentato, in cui anatre di diverse dimensioni galleggiavano con pigrizia.
Un bambino seduto su un enorme sasso, suonava allegramente un flauto di legno, mentre due agnellini saltellavano sul prato puntellato di fiorellini gialli.
Formica continuò a camminare divertita e mentre il cielo si scuriva sempre di più, si accorse che si stavano accendendo delle lucine rosse e blu ai bordi del sentiero e altre bianche costellavano la distesa di prato. Le finestre delle case diventavano punti colorati su uno sfondo indefinito e alzando lo sguardo vide uno spettacolo che le fece trattenere il fiato: una piccola collina da cui scendevano file di luci come fossero dei ruscelli.
Linee ondulate di blu intenso si scioglievano lungo il versante di nuda roccia, terminando sul tetto di una capanna, mentre una gialla si arricciava intorno ai piccoli cespugli disseminati sul lato verde.
Sulla cima si intravedevano due piccole case dal tetto rosso e le mura consumate dalle stagioni, le finestrine simili a minuscoli fori sulla cartapesta erano fiocamente illuminate. Pini secolari le cui punte sembravano leggermente innevate, sovrastavano e proteggevano i rifugi.
Dalle abitazioni partiva una stradina rocciosa che scendeva a spirale dalla collina, illuminata da luci rosse e percorsa da caprette che scendevano verso i pascoli. Un vecchio, con un grande cappello marrone, camminava lento sotto il peso di un fascio di legna tagliata.
Il suono di una zampogna echeggiava sulla valle e impregnava l’aria profumata di resina.
Formica era incantata con il naso all’insù, quando si accorse che c’era un gruppo di persone davanti una grotta ai piedi della montagna.
Si avvicinò timida. La gente del villaggio depositava doni all’ingresso della grotta e rimaneva in silenziosa e immobile contemplazione.
L’arco della cavità era incorniciato di bianche e minuscole lucine. All’interno si vedevano un pagliaio con una mangiatoia in cui erano adagiati a terra un bue e un asino.
Un uomo dalla barba striata di fili argentati e una donna dai lunghi e scuri capelli erano inginocchiati l’uno di fronte all’altro e guardavano un unico punto tra di loro.
Formica si avvicinò e vide un neonato che dormiva in un cesto riempito di paglia.
Il silenzio fu delicatamente interrotto dalla voce di una bambina che intonò una nenia e tutti si sedettero dondolando leggermente al suono della melodia.
Formica aprì gli occhi e guardò in alto aspettandosi di vedere il cielo stellato che avvolgeva la collina con la grotta, ma vide solo il soffitto bianco della stanza e tastò la consistenza del divano su cui era sdraiata.
Le luci del presepe lampeggiavano allegre, illuminando la gente del villaggio che si muoveva immobile verso la grotta. La vecchia cassetta intonava Silent Night con un sottile fruscio.
Formica si alzò stiracchiandosi e si avvicinò alla finestra. La neve aveva smesso di volteggiare nell’aria ovattata e l’acquerello grigio era diventato più intenso.
Il fumo dei camini si alzava leggero e impalpabile diffondendo un odore acre di legna bruciata misto al fresco profumo della neve appena caduta.

martedì 18 dicembre 2007

Blues della nuova via

Ieri avevo i nervi tesi, mi tremavano le gambe, ho cercato di cacciarli via
Questi blues della malasorte, si rincorrono intorno a me.
Ieri avevo i nervi tesi, mi tremavano le gambe, ho cercato di cacciarli via
Questi blues della malasorte, si rincorrono intorno a me.

Ho fatto scintillare i sonagli alla luce della luna per mandarli via
Ho sparso polvere di cannella intorno alla mia casa
Ho fatto scintillare i sonagli alla luce della luna per mandarli via
Ho sparso polvere di cannella intorno alla mia casa

Stamattina mi sono svegliata e loro non c’erano più,
fratelli che sorpresa se n’erano andati via
Stamattina mi sono svegliata e loro non c’erano più,
fratelli che sorpresa se n’erano andati via

Adesso ho questi Blues della nuova via e saltellano nell’aria
Cantano e ridono, mi fanno compagnia.

giovedì 6 dicembre 2007

La poetica del "double talk" (seconda parte)


Oltre ad essere la rappresentazione in versi della storia di un popolo, i testi dei blues contengono alcune immagini che rimandano ai “tricks” praticati nei crocicchi.
Anche in questo caso, l’antica religione naturistica africana ci apre la strada alla comprensione di un sistema di credenze, che ha contraddistinto gli usi pratico-religiosi degli afroamericani che non aderirono al cristianesimo, rimanendo fedeli e reinterpretando l’eredità pagana e la primordialità del rapporto con gli elementi della natura.
Gli influssi delle forze presenti nel mondo (entità sovrastanti non personificate) possono avere, sulla vita degli uomini, effetti sia positivi sia negativi.
Nel primo caso l’uomo si protegge rispettando una serie di divieti che riguardano ogni sfera della vita umana (è proibito ad esempio raccogliere una lancia, sedere su di un mortaio, seminare i campi dopo il tramonto etc…); il motivo addotto per questi tabù è che la loro trasgressione annuncia o è causa della morte di qualcuno.
Numerosi sono anche i divieti alimentari, in certe situazioni o ad una determinata età è proibito mangiare alcuni animali o parti di essi.
Come i divieti alimentari ed i tabù linguistici, esistevano altri espedienti per difendersi dalle forze negative: contromisure magiche che conosciamo con il nome di amuleti e talismani.
I primi servono a tenere lontane forze nefaste, i secondi a portare fortuna.
Ne esistono vari tipi, diversi per nome, sostanza ed uso; alcuni si tengono al collo o ai fianchi, possono essere racchiusi in un corno o in una zucca vuota, o avvolti intorno ad un bastoncino.
Gli ingredienti possono essere ossicini e denti di animali, corteccia d’albero, erbe medicinali, baccelli di leguminose, figurine intagliate, cristallo di rocca, capelli, unghia e molte altre cose ancora.
Secondo il suo contenuto, la “confezione” può servire a difendersi dall’assalto di animali feroci durante un viaggio, ad avere fortuna in un commercio, in combattimento o con le donne.
La particolare attrazione esercitata dagli amuleti e dalla concentrazione di forza magica che in essi si può convogliare, viene tramandata alle generazioni nate nel nuovo continente, dove saranno reinterpretate in base alla nuova religione afroamericane subendo anche le influenze delle culture di altri popoli.
*
Now, she is a little queen of spades
and the men will not let her be
Mmm mmm mmm, she is the little queen of spades
and the men will not let her be
Everytime she makes a spread
hoo, fair brown, cold chill just runs all over me
I'm gon' get me a gamblin' woman
if the last thing that I do [...]
Everybody say she got a mojo
now, she's been usin' that stuff
But she got a way trimmin' down
hoo, fair brown, and I mean it's most too tough
Now little girl, since I am the King baby,
and you is a queen
Ooo hoo eee, since I am the King baby,
and you is a queen
Le's us put our heads together
hoo, fair brown, then we can make our money green

R.J., “Little Queen of Spades